Inchiku: cos'è, come si pesca e perché funziona in Mediterraneo
Se hai sentito parlare di inchiku ma non hai ancora capito bene di cosa si tratti, sei in buona compagnia. È una tecnica arrivata dal Giappone che negli ultimi anni si è diffusa rapidamente nel Mediterraneo, soprattutto tra chi pratica il jigging dalla barca e cerca qualcosa di diverso quando i predatori non vogliono saperne di jig veloci. Il segreto dell'inchiku è semplice: imita un cefalopode ferito che sale lentamente, e i dentici e le ricciole non sanno resistergli.
In questa guida vediamo come funziona l'inchiku, che attrezzatura serve, come si pesca e in quali situazioni dà il meglio di sé.
Che cos'è l'inchiku
L'inchiku è un artificiale da traina verticale composto da tre elementi: un corpo metallico piombato (simile a un jig), una gonna in silicone o fibra (le “tentacle skirts”, come quelle delle teste piombate per calamaro) e uno o due ami assist fissati nella parte posteriore o ventrale. Il tutto imita in modo molto convincente un calamaro o un polipetto che nuota in modo irregolare.
A differenza del jig classico, che attacca di più in salita per via degli strapponi, l'inchiku lavora sia in salita sia in caduta. Molti attacchi arrivano proprio durante la pausa, quando il corpo scende lentamente e le gonne ondeggiano da sole, riproducendo il movimento di un cefalopode che si lascia affondare.
L'attrezzatura giusta
Il corpo dell'inchiku
Il corpo è in piombo o stagno, con forma oblunga e testa arrotondata. Il peso va calibrato sul fondale: 100–150 g per fondali da 60 a 100 m, 150–250 g oltre i 100 m. La regola pratica è analoga al jigging: più profondo il fondo e più forte la corrente, più pesante deve essere il corpo per mantenere la verticalità.
Gonne e skirt
Le gonne in silicone sono la parte che conferisce vita all'artificiale. I colori più collaudati in Mediterraneo sono arancio/oro, rosa/viola, rosso/bianco e naturale. Con acqua limpida si prediligono toni più naturali e traslucidi; in acqua torbida o in condizioni di luce scarsa i colori fluo risultano più visibili. Molti pescatori cambiano le gonne spesso, perché si consumano con gli attacchi.
Ami assist
L'inchiku monta generalmente uno o due ami assist singolisulla parte posteriore. È la configurazione più comune nel Mediterraneo e riduce al minimo la probabilità di impigliarsi sul fondo. Alcuni modelli montano un treble hook al corpo per aumentare la presa, ma su fondali rocciosi aumenta anche il rischio di perdi l'artificiale.
Canna
La canna ideale per l'inchiku è una slow jigging leggera o una canna da bolentino pesante, con azione parabolica o moderatamente fast, lunghezza 1,60–1,90 m. L'azione morbida permette di sentire la caduta dell'artificiale e di dare quel movimento oscillante che si ottiene con un semplice sollevamento del gomito, senza strapponi. Non serve una canna rigida da jigging classico: l'inchiku si pesca lentamente.
Mulinello e lenza
Un mulinello da jigging medio (3000–5000 in numerazione giapponese, o equivalente europeo) con recupero rapido va benissimo. Si abbina con trecciato PE 1.0–1.5(circa 15–20 kg di rottura) più un terminale in fluorocarbon da 30–40 lb lungo 1,5–2 m. Il fluorocarbon è quasi invisibile sott'acqua e riduce le refusioni dei pesci diffidenti.
La tecnica passo per passo
A differenza del jigging veloce, l'inchiku si pesca con movimenti lenti e controllati. Ecco la sequenza base:
- Lascia affondare fino al fondo.Quando il filo si allenta o senti il corpo toccare, sei sul fondo. Non restare fermo più di qualche secondo: molte specie non amano l'artificiale fermo sul substrato.
- Recupera con oscillazioni lente.La tecnica base è alzare la punta della canna di 30–60 cm (o sollevare il gomito) e poi abbassarla lasciando cadere l'artificiale. Nel frattempo recupera il filo in eccesso con il mulinello. L'azione NON è il colpo secco del jigging classico: è un sollevamento lento e fluido.
- Fai pausa.Dopo il sollevamento, lascia cadere l'inchiku per 2–5 secondi prima del movimento successivo. La maggior parte degli attacchi arriva proprio in questa fase di caduta, quando le gonne ondeggiano da sole. Tieni il filo leggermente teso per sentire l'attacco.
- Varia il ritmo.Se non arrivano attacchi, cambia il tempo di pausa o la velocità del sollevamento. A volte basta un singolo recupero più veloce del normale per scatenare l'aggressività del pesce.
- Cerca il piano di caccia.Non è detto che il pesce stia sul fondo. Prova a lavorare anche a metà colonna o nei primi 20 m dal fondale. I dentici in particolare si spostano molto in verticale durante la giornata.
Quando e dove usare l'inchiku
L'inchiku dà il meglio su fondali misti (roccia e sabbia) tra i 40 e i 120 m. Funziona su secca, su punte rocciose e lungo le pendenze dove i predatori sorvegliano le prede più piccole. Non è la scelta ideale su fondo sabbioso piatto e uniforme, dove il jigging tradizionale o il bolentino producono di più.
Il periodo migliore va da tarda primavera a inizio inverno. In estate, nelle ore centrali della giornata, i pesci tendono ad approfondirsi: si lavora più in profondità e con colori più vivaci. In autunno, con la migrazione dei cefalopodi, l'inchiku diventa particolarmente efficace perché imita esattamente ciò che i predatori stanno già mangiando.
La corrente influisce molto: con corrente moderata il corpo cade in modo più naturale e le gonne ondeggiano meglio. Con corrente forte occorre aumentare il peso o si rischia di non raggiungere mai il fondo. Con mare piatto e senza corrente, l'inchiku funziona lo stesso ma occorre lavorarlo più lentamente per dargli vita.
Specie target nel Mediterraneo
L'inchiku è un artificiale polivalente. Le specie più insidiate:
- Dentice:la specie più ricercata. Il dentice aggredisce l'inchiku sia durante il sollevamento sia in caduta. Le migliori catture avvengono spesso su fondali rocciosi tra 50 e 80 m. Per approfondire le abitudini del dentice, leggi la guida alla pesca al dentice dalla barca.
- Ricciola:pesce aggressivo, reagisce bene ai movimenti veloci nel recupero. Spesso le catture di ricciola avvengono con una pausa breve e un sollevamento più deciso.
- Cernia:sta sul fondo, attacca durante la pausa quando l'inchiku è appena sopra il substrato. Occorre evitare di lasciarlo troppo sul fondo su roccia per non impigliarsi.
- Leccia amia: molto comune nelle acque meridionali, attacca con grande violenza e offre combattimenti spettacolari.
- Palamita e tonnetto:quando passano in colonna, attaccano l'inchiku in fase di salita veloce.
- Scorfano:predatore d'agguato, catturato lavorando l'inchiku lentissimo appena sul fondo.
Inchiku vs jigging classico vs slow jigging
Le tre tecniche si completano e raramente si escludono. La scelta dipende dal comportamento del pesce nel momento in cui si pesca:
- Jigging classicoè efficace quando i predatori sono attivi e aggressivi, inseguono le prede in velocità e stanno a metà colonna o in superficie.
- Slow jiggingfunziona meglio con pesci più selettivi, fondali profondi e il pesce che preferisce la fase di caduta lunga di un jig piatto e asimmetrico.
- Inchikuè la scelta quando il pesce rifiuta sia il jig veloce sia il jig lento, oppure quando il pattern alimentare in quel momento è prevalentemente cefalopodi. La silhouette morbida e il movimento delle gonne producono attacchi che le altre tecniche non riescono a scatenare.
In pratica, molti pescatori tengono in barca tutti e tre i tipi di artificiale e cambiano in base a come risponde il pesce nelle prime calate.
Errori da evitare
- Strapponi troppo forti:l'inchiku non è un jig classico. Movimenti bruschi distruggono l'azione naturale delle gonne. Il movimento deve essere fluido, come sollevare lentamente un cucchiaio.
- Peso sbagliato:se l'inchiku non tocca mai il fondo o impega più di 90 secondi a scendere su 80 m, è troppo leggero. Occorre aumentare il peso o attendere un'ora con meno corrente.
- Filo a pesca troppo lungo:l'angolo del filo con la verticale dev'essere il più piccolo possibile. Se il trecciato va quasi in orizzontale, non si sente l'attacco e si perde la fase di caduta.
- Pausa troppo breve:molti pescatori hanno fretta e non lasciano abbastanza tempo all'artificiale per lavorare nella fase di discesa. Due–tre secondi di pausa sono il minimo; cinque secondi o più a volte fanno la differenza.
- Non cambiare il colore:se dopo 30 minuti non arriva nessun tocco, la prima cosa da cambiare è il colore delle gonne. Tieni in barca almeno tre–quattro combinazioni cromatiche.
Un ultimo consiglio pratico
Esistono app nautiche che mostrano la batimetria dettagliata — profondità, scogli, secche — e che ti permettono di segnare i tuoi punti di pesca migliori per ritrovarli alla prossima uscita. Avere queste informazioni sul telefono mentre sei in moto è molto più comodo di tenere la carta cartacea in mano.
In sintesi: l'inchiku è una tecnica accessibile, che richiede poco materiale e impara a funzionare rapidamente. La curva di apprendimento è molto più corta rispetto al jigging classico, e le soddisfazioni — specie quando i pesci sono selettivi — possono essere grandi.
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Domande frequenti
Che differenza c'è tra inchiku e jigging classico?
Il jigging classico usa jig metallici lavorati con strapponi veloci in salita. L'inchiku ha un corpo piombato con gonne di silicone che imitano un cefalopode: si pesca lentamente, con sollevamenti fluidi e pause lunghe. La maggior parte degli attacchi avviene in caduta, non in salita.
Che peso di inchiku usare?
Come regola pratica si usano 100-150 g per fondali da 60 a 100 m e 150-250 g oltre i 100 m. Con corrente forte si aumenta il peso per mantenere la verticalità del filo. Se l'artificiale impiega più di 90 secondi a toccare il fondo su 80 m, il peso è troppo leggero.
Quali pesci si prendono con l'inchiku in Mediterraneo?
Le specie più comuni sono dentice, ricciola, cernia e leccia amia. Si catturano anche palamita, tonnetto e scorfano. L'inchiku è particolarmente efficace in autunno, quando i predatori si alimentano di cefalopodi in migrazione.