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Cattura e rilascio in pesca sportiva: come fare bene il catch and release

Il catch and release— in italiano cattura e rilascio — è la pratica di pescare un pesce e rimetterlo vivo in acqua. Può sembrare semplice, ma c'è una differenza enorme tra un rilascio fatto bene e uno che condanna il pesce a morte nelle ore successive. Se pratichi la pesca sportiva o stai valutando di farlo, questa guida ti spiega come aumentare davvero le probabilità di sopravvivenza del pesce che rilasci.

Perché il catch and release

La pressione di pesca sulle specie costiere del Mediterraneo è alta. Alcune specie come spigola, orata, cernia e dentice ci mettono anni a raggiungere la taglia riproduttiva. Un esemplare adulto che viene rimesso in acqua può riprodursi per decenni: il suo valore biologico è molto superiore al valore di un singolo pasto.

In più, molte zone marine protette e alcuni periodi dell'anno prevedono il rilascio obbligatorio per alcune specie. Chi pratica il catch and release consapevolmente si trova già allenato a farlo bene anche quando è obbligatorio — non come emergenza improvvisata.

Gli errori più comuni che uccidono i pesci rilasciati

La mortalità post-rilascio nei casi gestiti male può superare il 50%. Le cause più frequenti:

  • Trattenere il pesce troppo a lungo fuori dall'acqua. Ogni secondo fuori acqua è stress acuto per le branchie. La regola pratica: se non riesci a trattenere il respiro per tutto il tempo in cui tieni il pesce fuori, lui non regge.
  • Stringere troppo forte. La pressione eccessiva sull'addome danneggia gli organi interni e può rompere la vescica natatoria.
  • Posare il pesce sul ponte secco e bollente. Le squame e il muco protettivo si rovinano a contatto con superfici abrasive e calde.
  • Togliere l'amo con gli ami tripli intatti. Gli ami tripli fanno molti più danni al pesce rispetto agli ami singoli senza ardiglione.
  • Pescare da profondità elevate senza decomprimere. I pesci che vivono oltre i 15-20 metri soffrono di barotrauma quando vengono portati in superficie rapidamente.

Come preparare l'attrezzatura per il C&R

Alcune scelte di attrezzatura fanno una differenza enorme sulla sopravvivenza del pesce:

  • Ami singoli senza ardiglione(o con ardiglione schiacciato). Entrano e escono con il minimo danno. Per il pesce fanno molta differenza, per il pescatore quasi nulla — bastano un filo in tensione costante e mani ferme.
  • Pinze per ami. Permettono di togliere l'amo rapidamente senza tenere il pesce in mano più del necessario.
  • Guanti o mani bagnate. Il muco che ricopre le squame è uno strato protettivo contro le infezioni. Mani asciutte lo rimuovono.
  • Retino a maglia morbida (rubber net o maglia fine). Le maglie ruvide abradono le squame e i filamenti delle pinne.
  • Cradle o borsa di pesatura in acqua se vuoi pesare il pesce: il pesce resta immerso durante la misurazione.

La procedura corretta passo per passo

  1. Recupera il pesce il più velocemente possibile. Un combattimento lungo esaurisce le riserve di lattato nel sangue e aumenta lo stress. Usa un filo e un finale adeguati alla specie target.
  2. Tieni il pesce in acqua mentre togli l'amo. Se puoi, non tirarlo mai fuori: togliere l'amo con il pesce parzialmente sommerso è già un passo avanti enorme.
  3. Se devi tirarlo fuori, fallo brevemente. Scatta la foto, misura la lunghezza, poi rimettilo in acqua entro 20-30 secondi. Tienilo sempre orizzontale e sostieni l'addome con entrambe le mani.
  4. Non stringere le branchie. Le branchie sono l'equivalente dei polmoni del pesce: una pressione esterna sulle opercole fa danni permanenti.
  5. Rimettilo in acqua testa in avanti. Tienilo fermo, verticale, con la bocca aperta e lascia che l'acqua passi attraverso le branchie. Il pesce si riprende quando è lui a spingere per andare via: non lasciarlo andare prima.

Il problema del barotrauma in pesca di fondo

I pesci demersali — quelli che vivono sul fondo a 20, 30, 50 metri — hanno una vescica natatoria che si espande rapidamente quando vengono portati in superficie. I sintomi del barotrauma sono visibili: occhi sporgenti, stomaco rovesciato fuori dalla bocca, incapacità di affondare.

In questi casi esistono due tecniche:

  • Venting: si buca la vescica natatoria con un ago sterile per far uscire il gas. È una tecnica usata da alcuni pescatori esperti ma richiede precisione e può causare infezioni se fatta male.
  • Descending device: un peso con un gancio a sgancio rapido che porta il pesce giù in profondità. La pressione alla profondità giusta ricomprime la vescica e il pesce si sgancia autonomamente. È il metodo più sicuro e consigliato.

Per la pesca di fondo in bolentino pesante, se vuoi praticare il C&R in modo efficace, considera di passare a terminali più leggeri e profili di pesca meno stressanti.

Specie delicate: cosa sapere su spigola, cernia e dentice

Spigola (Dicentrarchus labrax): resiste bene al catch and release se il combattimento non è troppo lungo. La taglia minima legale è 25 cm, ma gli esemplari sotto i 40 cm sono spesso pre-riproduttivi: conviene rilasciare tutto ciò che non hai intenzione di mangiare.

Cernia (Epinephelus marginatus): specie lunga vita, cresce lentissimamente. Un esemplare da 50 cm ha già 10-15 anni. La taglia minima è 45 cm ma molti pescatori sportivi si autopongono un limite a 60-70 cm. È una delle specie che più beneficia del C&R sistematico.

Dentice (Dentex dentex): pesce di profondità media, spesso soggetto a barotrauma. Usa il descending device se prendi dentici oltre i 20 metri e vuoi rimetterli in acqua.

C&R e la legge italiana

In Italia il catch and release non è regolamentato come tale, ma alcune norme incrociano la pratica. I pesci sotto tagliadevono essere rimessi in acquaper legge — non è una scelta, è un obbligo. Le specie in aree marine protette di categoria A sono vietate anche solo dal disturbo.

Chi pratica il C&R volontariamente va ben oltre la norma minima: rimette in acqua anche pesci sopra taglia, contribuendo alla sostenibilità dello stock locale. Alcune gare di pesca sportiva sono già organizzate in formato C&R con pesatura in acqua e punteggio fotografico.

Per una panoramica delle regole vigenti in mare, leggi anche le regole della pesca sportiva in mare e i limiti di cattura e taglie minime per specie.

Vale davvero la pena praticarlo?

Sì, ma solo se fatto bene. Un C&R mal eseguito — pesce tenuto fuori acqua a lungo, foto elaborate con il pesce penzolante per la coda, rilascio di un pesce con barotrauma senza descending device — è spesso peggio dell'aver portato il pesce a casa. Non basta la buona intenzione: serve la tecnica giusta.

Con l'attrezzatura adatta, una procedura rapida e il rispetto per il pesce, il catch and release permette di pesare, fotografare e studiare catture importanti senza impoverire il mare. È la direzione verso cui si sta spostando la pesca sportiva più consapevole in tutto il Mediterraneo.

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Domande frequenti

Quanto tempo può stare un pesce fuori dall'acqua durante il rilascio?

Il meno possibile. La regola pratica è: se non riesci a trattenere il respiro per tutto il tempo in cui tieni il pesce fuori acqua, lui non regge. In pratica, meno di 20-30 secondi per la foto/misura, poi rimettilo subito in acqua.

Cos'è il barotrauma nei pesci?

Il barotrauma colpisce i pesci demersali (che vivono sul fondo) quando vengono portati in superficie rapidamente: la vescica natatoria si espande eccessivamente causando occhi sporgenti, stomaco rovesciato e incapacità di affondare. Si gestisce con un descending device che riporta il pesce a profondità adeguata prima di liberarlo.

Quale attrezzatura serve per fare catch and release correttamente?

Ami singoli senza ardiglione (o con ardiglione schiacciato), pinze per ami, mani bagnate o guanti, retino a maglia morbida. Per la pesca di fondo, un descending device per gestire il barotrauma. Tutto questo riduce il danno al pesce e aumenta le probabilità di sopravvivenza dopo il rilascio.

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