Pesca d'altura: guida per iniziare a pescare in mare aperto
La pesca d'altura è quella che si fa lontano dalla costa, in acque profonde dove vivono le specie pelagiche: tonno, alalunga, lampuga, ricciola, palamita. Per molti pescatori è il salto di qualità definitivo — il momento in cui si smette di pescare sotto riva e si va a cercare i pesci veri. Ma è anche un cambio di categoria che richiede attrezzatura diversa, più preparazione e una gestione della sicurezza completamente differente rispetto alla pesca costiera.
In questa guida spieghiamo cos'è davvero la pesca d'altura, come distinguerla dalla pesca al largo generica, cosa serve per iniziare e come organizzare la prima uscita senza brutte sorprese.
Cos'è la pesca d'altura e dove si fa
In senso tecnico la pesca d'altura si pratica oltre le 3 miglia dalla costa, spesso in acque con profondità superiori ai 200 metri. Non esiste una definizione legale unica, ma nella pratica si parla di altura quando non si vede più il fondo con l'ecoscandaglio o quando si è ben oltre il bordo della piattaforma continentale.
Le zone più produttive in Mediterraneo sono le aree di convergenza delle correnti, i canyon sottomarini e le zone dove la corrente sale dal fondo portando nutrimento in superficie — le cosiddette zone di upwelling. In queste acque i pesci pelagici si raccolgono a caccia di piccoli pesci foraggio come acciughe e sarde.
La differenza principale con la pesca costiera è questa: vicino alla costa si può spesso vedere dove stanno i pesci (fondali, scogli, correnti locali). In altura bisogna “leggere” l'acqua — il colore, la presenza di uccelli in pesca, gli schiazzi in superficie, i dati dell'ecoscandaglio — per capire dove vale la pena fermarsi.
Specie target: cosa si pesca in altura
Le specie più comuni nella pesca d'altura mediterranea sono:
- Tonno rosso: il trofeo per eccellenza. Si pesca principalmente a traina con artificiali o con vivo. Richiede attrezzatura molto robusta (lenze 50-80 libbre, mulinelli di taglia 6000 o più) e molta conoscenza delle zone di pesca. Soggetto a severe restrizioni di quota.
- Alalunga: il “tonno bianco”, meno impegnativo da combattere ma comunque un pesce di taglia. Si pesca bene a traina profonda con cucchiaini o teste piombate con inchiostri colorati.
- Lampuga (o corifena): pesce di stagione estiva, veloce e saltellante. Si pesca a traina superficiale o a spinning con artificiali vivaci. Eccellente da mangiare.
- Ricciola: predatore aggressivo che abbocca volentieri a jig metallici, artificiali morbidi e vivo. Si trova spesso attorno a strutture sommerse, boe o relitti.
- Palamita: il pesce perfetto per iniziare l'altura. Abbocca facilmente, combatte bene, è abbondante e si pesca con tecniche semplici. Ottimo punto di partenza per chi si avvicina alla pesca pelagica.
Attrezzatura: cosa serve davvero
L'attrezzatura per l'altura è diversa da quella costiera principalmente per tre motivi: i pesci sono più grandi, la lenza deve resistere a strappi violenti e spesso si pesca in movimento (traina). Ecco i componenti essenziali:
- Canna da traina o spinning d'altura: azione moderata, robusta nel fusto, dai 6 ai 7 piedi. Per la traina si usano canne da stivali o stand-up con innesto per cintura.
- Mulinello da altura: deve avere un freno a trascinamento (drag) potente e fluido, almeno 10-15 kg. I mulinelli con tamburo orientabile (trolling reel) sono ideali per la traina; i rotanti o a bobina fissa di taglia 6000-10000 per lo spinning.
- Lenza e terminale: si usa trecciato da 30 a 80 libbre abbinato a un terminale in fluorocarbon da 80 a 150 libbre. Il fluorocarbon è praticamente invisibile in acqua e resiste ai denti e alle branchie abrasive dei grandi pelagici.
- Artificiali e cucchiaini: per la traina si usano principalmente teste piombate con inchiostri in PVC, feather jig, rapala e striscianti. Per lo spinning da altura funzionano bene i jig metallici da 60-200 grammi e i popper di grande formato.
- Gaff e guadino gigante: per imbarcare i pesci grandi serve un gaff (uncino con manico lungo) o un guadino con apertura di almeno 80 cm. Senza di questi, un tonno da 20 kg rimane a bordo barca.
Prima di investire in attrezzatura nuova, vale la pena fare qualche uscita con pescatori esperti per capire cosa si usa davvero nella zona dove intendi pescare. Le tecniche variano molto tra Tirreno, Adriatico e Canale di Sicilia.
La barca: cosa deve avere per andare in altura
Non tutte le barche sono adatte alla pesca d'altura. I requisiti minimi sono:
- Categoria di omologazione C o superiore(per acque costiere o d'altura). Una barca omologata solo per acque riparate non deve andare a 10 miglia dal porto.
- Autonomia sufficiente: in altura si percorrono spesso 20-50 miglia solo per andare sul posto. Calcola il consumo andata + ritorno + 30% di riserva. Leggi come pianificare il carburante prima di partire.
- Radio VHF: in altura è obbligatoria per categorie C e D. Il canale 16 deve restare sempre aperto: è il canale di emergenza internazionale.
- Dotazioni di sicurezza complete: zattere di salvataggio, EPIRB, giubbotti, razzi. Controlla sempre le dotazioni di sicurezza richieste per legge in base alla categoria di navigazione.
Le barche più usate per la pesca d'altura sono i gozzetti con carena a V profonda dai 7 metri in su, i walkaround center console e i pesca-giornata con fly-bridge. La carena a V profonda gestisce meglio il mare formato che si trova spesso lontano dalla costa.
Come leggere l'acqua in altura
Trovare i pesci in altura richiede una capacità diversa rispetto alla pesca costiera. Non si cerca il sasso o il posidonieto: si leggono segnali più sottili.
- Uccelli in pesca: stormi di sterne o berte che si tuffano indicano banco di pesci foraggio in superficie, con i pelagici sotto che li cacciano dal basso. È uno dei segnali più affidabili.
- Schiazzi e bollenti: quando i pelagici cacciano attivamente in superficie l'acqua “bolle”. Avvicinati piano, taglia il motore e lancia gli artificiali dentro o sul bordo del branco.
- Linee di corrente: il confine tra due masse d'acqua di temperatura diversa (“rip line”) è una zona di concentrazione di plancton e di conseguenza di pesci. Si vede spesso come una riga sull'acqua dove cambiano colore e schiuma.
- Ecoscandaglio: in altura l'ecoscandaglio mostra i banchi pelagici come nuvole o strati sospesi a metà colonna d'acqua. Segna i waypoint delle zone con segnale.
- Driftwood e detriti galleggianti: i pelagici si raccolgono spesso sotto oggetti galleggianti come tronchi, reti dimenticate o boe. La lampuga in particolare è nota per questo comportamento.
Sicurezza: le regole che non si tralasciano
In altura si è lontani da tutto. Un guasto al motore, un colpo di mare improvviso o un problema medico a bordo diventano emergenze serie. Tre regole fondamentali:
- Comunica la tua posizione. Prima di partire, lascia a qualcuno a terra il piano di navigazione: destinazione, orario di rientro previsto, numero di persone a bordo. Se entro quell'ora non dai notizie, sa dove cercarti.
- Controlla il meteo con anticipo. Le condizioni in altura possono peggiorare più velocemente che sotto costa. Un peggioramento da 2 a 5 metri di onda nel giro di due ore non è raro in certi periodi. Meglio rinunciare e aspettare il giorno giusto.
- Non uscire mai da soli. In altura serve almeno una seconda persona a bordo: in caso di combattimento con un pesce grosso o di malore di chi guida, essere in due fa tutta la differenza.
Se stai ancora scegliendo l'attrezzatura giusta, dai un'occhiata alla guida sulla tecnica di traina, che è la più usata per la pesca pelagica d'altura.
Prima uscita: come organizzarla
Per la prima uscita in altura, le scelte più sensate sono:
- Vai con qualcuno che conosce la zona. La curva di apprendimento si accorcia enormemente se c'è a bordo qualcuno che sa dove andare e come leggere l'acqua.
- Inizia con le specie più abbondanti. Palamita e lampuga sono ideali per le prime uscite: abboccano bene, combattono in modo divertente e sono presenti in molte aree del Mediterraneo da giugno a ottobre.
- Non allontanarti troppo al primo tentativo. Anche 5-8 miglia dalla costa possono essere già altura vera in certi tratti del Mediterraneo. Non è necessario spingersi a 30 miglia per trovare i pelagici.
- Parti presto e rientra prima del pomeriggio. Il vento tende a rinforzare dal primo pomeriggio, soprattutto in estate. Uscire all'alba e rientrare entro mezzogiorno è la finestra più sicura nella maggior parte dei mesi.
In sintesi
La pesca d'altura richiede un salto in avanti rispetto alla pesca costiera: barca adeguata, attrezzatura più robusta, maggiore attenzione alla sicurezza e la capacità di leggere l'acqua aperta senza punti di riferimento fissi. Ma è anche la forma di pesca che dà le soddisfazioni più grandi — sia per la qualità dei pesci che si possono incontrare, sia per la sensazione di navigare in mare aperto con uno scopo preciso.
Il consiglio migliore per chi inizia è semplice: non improvvisare. Fai qualche uscita con chi conosce già le zone, impara dove si trovano i pesci in ogni stagione, e investi nell'attrezzatura solo quando sai per certo cosa ti serve davvero.
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Domande frequenti
Che differenza c'è tra pesca costiera e pesca d'altura?
La pesca costiera si pratica vicino alla riva, su fondali visibili e identificabili (scogli, posidonieti, bassi fondali). La pesca d'altura si pratica oltre le 3 miglia, in acqua aperta con fondali superiori ai 200 metri, e richiede di 'leggere' l'acqua attraverso segnali come stormi di uccelli, schiazzi in superficie e variazioni di colore che indicano la presenza di pesci pelagici.
Che attrezzatura serve per la pesca d'altura?
Servono una canna da traina o da spinning d'altura (6-7 piedi, azione media-pesante), un mulinello con drag potente (almeno 10-15 kg), trecciato da 30-80 libbre con terminale in fluorocarbon da 80-150 libbre, artificiali specifici (jig metallici, popper, teste piombate con inchiostri) e un gaff o guadino grande per imbarcare i pesci di taglia.
Quali pesci si pescano in altura nel Mediterraneo?
Le specie più comuni sono tonno rosso e alalunga (con tecniche di traina), lampuga e palamita (facili da raggiungere anche per i principianti), ricciola (attorno a strutture sommerse) e, più raramente, pescespada. La palamita è la specie ideale per le prime uscite: abbocca facilmente, combatte bene ed è abbondante da giugno a ottobre.